performance

14 Agosto 2015

 

L'ISOLA

Teatro Zandonai-Rovereto

 

ENSEMBLE LA GIROMETTA
DANZAREA SLAPSTICK

Concetto e coreografia di Monica Farnè e Ilaria Sainato

 

Voce: Francesca Corrias

Pianoforte: Roberto Cipelli
Contrabbasso: Attilio Zanchi
Danzatrici: Elena Ajani, Elisa Barbazza, Eleonora Cavalli, Isabella Cecchini, Elisabetta Farnè, Anna Lazzarini, Martina Rossetti, Ilaria Sainato, Elena Spada

 

Costumi: Les Andronettes, La Girometta


Luci: Barbara Caliendo, Emanuele Luzzeri

 

 

C’è un rapporto tra il mondo e lo spazio dell’isola che diventa la propria stanza che una donna sa per certo essere la sua appartenenza e che senza bisogno di desiderio di esplorazione e controllo, misurazione o dominio, porta letteralmente al cuore.
A. Cavarero

Il progetto prende spunto da un fatto realmente accaduto nel Settecento: si racconta che alcune donne avessero l’usanza di lasciare i palazzi veneziani e trasferirsi su un’isola della laguna per ballare da sole la contraddanza, un sistema coreutico che, a partire dal xvii secolo, si era diffuso dall’Inghilterra prima in tutta Europa e poi nel Nuovo Continente. Il nome è probabilmente una corruzione di country dance, parola che identificava genericamente coreografie in fila o in cerchio, che approdate in Francia diventarono contredanses e adottarono strutture che si fecero più complesse grazie all’inserimento dei passi principali della cosiddetta belle danse (a noi comunemente nota come ‘danza barocca’).
Nasce qui il tema dell’isola, da sempre scena privilegiata di esperienze straordinarie, capace di evocare suggestioni molteplici come spazio, tempo, confine, viaggio, linguaggio, fuga.
Isola con la sua duplicità e ambivalenza di incanto, perdizione, meraviglioso, sofferenza, liberazione, prigionia.
Isola come altrove, ma anche come rifugio, come simbolo femminile del ritorno a se stesse necessario al cambiamento, luogo in cui lasciare liberi i pensieri e in cui potersi raccontare; luogo in cui frammentare, destrutturate, ricomporre le strutture coreografiche, lo spazio e le geometrie, il gesto e il corpo, mettendo in risalto le diversità dei linguaggi barocco e contemporaneo, fondendo le similitudini dei segni e dei disegni.
La nostra isola galleggia tra sogno e realtà, tra il desiderio dell’approdo a nuove scoperte e a nuovi spazi, e l’abbandono all’immaginazione, alla visione; è il luogo dove si sceglie di andare per ritagliarsi uno spazio privato; per tracciare, nell’isolamento, nuove mappe del corpo.
L’arrivo sull’isola rivela la presenza di figure enigmatiche che parlano un linguaggio sconosciuto, strettamente connesso allo spazio; le presenze in realtà sono una proiezione di chi agisce, di chi guarda, e nascono dal desiderio e dall’impulso a creare immagini che superino la realtà per giungere al sogno, procedendo per ricordi, intuizioni, mondi manifesti eppure segreti.
Per produrre nuove suggestioni servirà comprendere; perché si giunga al tesoro bisognerà decifrare.
E così avviene un incontro: quello tra il linguaggio della danza contemporanea e quello della danza barocca, un incontro che a un primo sguardo potrebbe sembrare insolito, spiazzante, un cluster di linguaggi che suona perlomeno bizzarro, ma che troverà sull’isola lo spazio ideale.
Cornice di questa avventura il mare, una soglia che non resta in penombra ma si fa porta attraverso cui si entra in una dimensione nuova da scoprire, mare che diventerà limite a un mondo ormai estraneo, abitato da chi si era prima, e spazzerà via la nostalgia per ciò che si è lasciato.
La nostra isola ha un suo suono e una sua voce, un linguaggio che continua a risuonare nello spazio circoscritto e limitato: la musica è un’altra lingua con cui misurarsi, e le melodie delle contraddanze che hanno transitato liberamente attraverso generi musicali colti e meno colti (opera, quartetti, sinfonie…) verranno reinterpretate, rilette, con l’idea di creare uno strappo sonoro che dia nuova forma al gesto danzato.
Resta l’unicità dell’isola, dell’esperienza, del viaggio senza ritorno in cui si vive lo spazio privilegiato della ricongiunzione attraverso la fusione dei linguaggi. Il segno che resta rappresenta una proiezione metaforica di questo incontro a più voci, e più che un luogo l’isola diventerà una condizione: intraprendere il viaggio, esserci dentro o fuori, è il modo di viverla.

 

 

2018

ISLANDING HER LIFE

Coreografia e progetto Monica Farnè

Danzatrice Elisabetta Farnè

Musica Alva Noto, Joan la Barbara, Annea Lokwood

 

 

ISLANDING HER LIFE è un “solo” estratto dello spettacolo L’isola prodotto dal WAM Festival Mozart Rovereto e presentato al Teatro Zandonai di Rovereto il 14 Agosto 2015.

 

Nella performance i temi di tempo e spazio, incanto e perdizione, liberazione e prigionia, che denotano lo spazio-isola, si delineano in un linguaggio volutamente enigmatico perché proprio dello spazio circoscritto e limitato dell’isola.

Una performance al femminile dove l'identificazione fisica con l'isola è una condizione per l'esercizio della libertà di indagine, per decifrare uno spazio in cui il limite è soglia che si fa porta attraverso cui si entra in una dimensione nuova.

Il corpo cambia  nella  forma e nelle risonanze emozionali, stranianti e portatrici di silenzio, ed è denso di cifre nascoste e illeggibili.

L’isolamento è contrassegnato dalla estraneità e dalla inconoscibilità.

Resta l’unicità dell’isola, dell’esperienza, del viaggio senza ritorno in cui si vive lo spazio privilegiato della ricongiunzione.

 

5 NOVEMBRE 2015

 

CRT Teatro dell'Arte Milano

Festival Più che Danza

 

24 giugno 2018

ISLANDING HER LIFE