amorosa mente (2005)​

“Verrà giorno nel quale tu non ti riconoscerai nello specchio”
F. Petrarca​


Proprio ora mi sono osservata a lungo nello specchio. Ho scorto un volto che non esprime affatto quanto vi sta dietro.

Eppure quel volto è il mio.

Un miscuglio casuale..per nulla al mondo avrei voluto un volto simile.
E. Bakunin

Coreografie 
Monica Farnè



Danzatrici
Viola Balzaretti, Elisa Barbazza, Camilla Bassi, Giorgio Coppiardi, Anita Guarneri, Sofia Levaggi, Giulia Ricca, Marta Tedolfi, Alma Uggeri, Martina Varoli



Musiche
C. Monteverdi, M.P. De Vito, David Byrne, Robert Schumann, Reygue Seim, Matmos, G. F. Haendel

Costumi
Viper



Sartoria
Cooperativa Gamma B.



Trucco
Carla Benimeo



Parrucchiere
Bruno Conzadori

Alberto Maiavacca

“Amorosa Mente” comincia là dove finisce l’opera di Monteverdi.
Dopo la scena dell’incoronazione Poppea e Nerone, finalmente appagati nel reciproco possesso e certi che nulla più può ormai mettere in discussione il loro amore, celebrano la loro passione che ha trionfato su tutti gli ostacoli, sulla legalità e sulla moralità, e quell’ amore con il quale si illudono di fermare il tempo e la storia.
Ma il trionfo di Poppea è del tutto effimero: conosciamo la storia e a nessuno sfugge quale fine tragica attende la coppia dei due amanti.

In Poppea la passione per il trono si unisce perfettamente con le arti della seduzione femminile: fascino e bellezza diventano strumenti per raggiungere uno scopo.
Un oggetto che usualmente si associa alla bellezza è lo specchio, che è diventato per me l’elemento scenico simbolico che limita e delimita lo spazio in cui si svolge l’azione coreografica di Amorosa Mente.
Il significato dello specchio è però contraddittorio: da un lato è l’attributo della personificazione della lussuria –voluttà e vanità- dall’altro è l’attributo delle virtù che presiedono alla conoscenza di se stessi, della verità.
Poppea sarà attratta dalla superficie misteriosa dello specchio in cui vedrà riflessa la propria immagine, ma scoprirà che lo specchio non la lusinga ma mostra fedelmente ciò che in esso si riflette e cioè quel volto che non si espone al mondo perché velato dall’ apparenza, dalla maschera della menzogna, dal trucco: a questo proposito ho voluto che le danzatrici portassero un trucco evidente in grado di manipolare l’espressione e sottolineare l’aspetto della maschera.
Poppea nello specchio vede un’immagine che non corrisponde alla sua propria identità ma che moltiplica le immagini all’infinito: essa non si riconosce, è sola davanti a se stessa.
Questa “rivelazione” la fa scoprire vulnerabile come le donne che la circondano che non sono altro che suoi riflessi, e la fa sentire fragile poiché la sua vera identità sembra inafferrabile e indeterminata.
Non tutti sopportano di guardare la propria immagine riflessa: Narciso si smarrisce, altri ritornano in sé soltanto dopo che hanno recuperato la loro effettiva esistenza; Poppea non vuole smettere di cercare l’immagine in cui riconoscersi, non si arrende, ma per fare questo dovrà affrontare un faccia a faccia che implicherà la messa in gioco di sé, del proprio essere e del proprio sapere, fino a trovare quello specchio in grado di attuare una sorta di ricomposizione: gli occhi, lo sguardo nel volto dell’altro.

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