giardino con acqua (2007)

Progetto e Coreografie
Monica Farnè



Danzatrici
Elisabetta Farnè - Monica Mignone - Martina Rossetti - Anna Savi

Musiche originali eseguite dal vivo

(sax ed elettronica)
Tino Tracanna

Alberi, fiori, piante, acqua che abitano una circonferenza ordinata: un giardino.
La manifestazione di elementi simbolici e nascosti che rivela un sistema che è ben più di ciò che si vede, e quel più è costituito da ciò che conferisce al giardino un suo clima segreto, arcano, antico, solare, tenebroso, giocoso - che altro non è che l’incontro in continua variazione tra ciò che appare e si manifesta, e la più intima sensibilità del visitatore.
C’è tutto un gioco di segnali e di risposte, di accordi e complicità, di sintonie o di ripulse che da luogo a quanto possiamo definire metaforicamente l’anima, il cuore, la magia del giardino.
Il valore simbolico e l’anima del giardino di Piazza Roma a Cremona sono evidenti: un grande prato d’erba che si sviluppa attorno a una fontana che ne è il centro vitale. Una forma circolare che ne include un’altra, come se il prato attorno e gli alberi volessero gelosamente custodirla.
Questo cerchio senza inizio né fine, senza direzione né orientamento, crea un contrasto tra l’apparente immutabilità del giardino e la sua circolarità dando un senso di continuo movimento.
Il suono dell’acqua che fuoriesce dalla fontana e ricade nella vasca crea una voce che con lenta ritmicità discorre con la natura circostante.
Un piccolo e discreto gruppo di alberi fa capolino sullo sfondo, si innalza verso l’alto, contrastando la profondità delle acque della fontana.

 

In “Giardino con acqua” il giardino diventa partner attivo nella creazione, e con esso si instaura un rapporto che è innanzitutto fisico: il corpo entra a far parte di questa natura educata per mimetizzarsi e confondersi, per scolpirsi quasi nell’ambiente, per potenziarne le manifestazioni.
La fontana viene spenta e al suo silenzio risponde la musica che apre un dialogo con l’ambiente, riconfigurarando il rapporto tra se stessa e la danza in un interplay continuo.
I corpi si muovono tra gli alberi, esplorano lo spazio erboso attratti dal centro cristallino e profondo.
Il corpo diventa come l’acqua, privo di forma e si chiude in uno spazio ristretto avvolto da una luminosità così abbagliante da offuscare l’evidenza del corpo e i suoi confini con lo spazio. Il corpo é limite e oltranza, confine e sconfinamento, a tratti indistinguibile si inabissa al di fuori del campo visivo e percettivo. La metamorfosi é continua: la superficie e lo spazio del corpo, il colore del corpo e dello spazio abitato, un’asimmetria che si moltiplica fino alla vertigine.
Qui nel giardino con l’acqua è facile imbattersi in presenze discrete, godere di suoni misteriosi, sprofondare nell’acqua, assopirsi e dimenticarsi.
(*La performance comprende l’istallazione H2O.)

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