the time is now (2014)​

 

 

Il progetto prende spunto da un fatto realmente accaduto nel Settecento: si racconta che alcune donne avessero l’usanza di lasciare i palazzi veneziani e trasferirsi su un’isola della laguna per ballare da sole la contraddanza, un sistema coreutico che, a partire dal xvii secolo, si era diffuso dall’Inghilterra prima in tutta Europa e poi nel Nuovo Continente. Il nome è probabilmente una corruzione di country dance, parola che identificava genericamente coreografie in fila o in cerchio, che approdate in Francia diventarono contredanses e adottarono strutture che si fecero più complesse grazie all'inserimento dei passi principali della cosiddetta belle danse (a noi comunemente nota come ‘danza barocca’).

 

Nasce qui il tema dell’isola, da sempre scena privilegiata di esperienze straordinarie, capace di evocare suggestioni molteplici come spazio, tempo, confine, viaggio, linguaggio, fuga.

Isola con la sua duplicità e ambivalenza di incanto, perdizione, meraviglioso, sofferenza, liberazione, prigionia.

Isola come altrove, ma anche come rifugio, come simbolo femminile del ritorno a se stesse necessario al cambiamento, luogo in cui lasciare liberi i pensieri e in cui potersi raccontare; luogo in cui frammentare, destrutturate, ricomporre le strutture coreografiche, lo spazio e le geometrie, il gesto e il corpo, mettendo in risalto le diversità dei linguaggi barocco e contemporaneo, fondendo le similitudini dei segni e dei disegni.

La nostra isola galleggia tra sogno e realtà, tra il desiderio dell’approdo a nuove scoperte e a nuovi spazi, e l’abbandono all’immaginazione, alla visione; è il luogo dove si sceglie di andare per ritagliarsi uno spazio privato; per tracciare, nell’isolamento, nuove mappe del corpo.

L’arrivo sull'isola rivela la presenza di figure enigmatiche che parlano un linguaggio sconosciuto, strettamente connesso allo spazio; le presenze in realtà sono una proiezione di chi agisce, di chi guarda, e nascono dal desiderio e dall’impulso a creare immagini che superino la realtà per giungere al sogno, procedendo per ricordi, intuizioni, mondi manifesti eppure segreti.

Per produrre nuove suggestioni servirà comprendere; perché si giunga al tesoro bisognerà decifrare.

E così avviene un incontro: quello tra il linguaggio della danza contemporanea e quello della danza barocca, un incontro che a un primo sguardo potrebbe sembrare insolito, spiazzante, un cluster di linguaggi che suona perlomeno bizzarro, ma che troverà sull’isola lo spazio ideale.

 

Cornice di questa avventura il mare, una soglia che non resta in penombra ma si fa porta attraverso cui si entra in una dimensione nuova da scoprire, mare che diventerà limite a un mondo ormai estraneo, abitato da chi si era prima, e spazzerà via la nostalgia per ciò che si è lasciato.

 

La nostra isola ha un suo suono e una sua voce, un linguaggio che continua a risuonare nello spazio circoscritto e limitato: la musica è un’altra lingua con cui misurarsi, e le melodie delle contraddanze che hanno transitato liberamente attraverso generi musicali colti e meno colti (opera, quartetti, sinfonie…) verranno reinterpretate, rilette, con l'idea di creare uno strappo sonoro che dia nuova forma al gesto danzato.

 

Resta l’unicità dell’isola, dell’esperienza, del viaggio senza ritorno in cui si vive lo spazio privilegiato della ricongiunzione attraverso la fusione dei linguaggi. Il segno che resta rappresenta una proiezione metaforica di questo incontro a più voci, e più che un luogo l’isola diventerà una condizione: intraprendere il viaggio, esserci dentro o fuori, è il modo di viverla.

 

Coreografia

Monica Farnè, coreografie danza contemporanea

Ilaria Sainato, coreografie danza barocca


Danza

Elena Ajani, Elisa Barbazza,  Eleonora Cavalli, Isabella Cecchini, Elisabetta Farnè, Anna Lazzarini, Anna Mantovani, Martina Rossetti, Ilaria Sainato, Elena Spada

Musica Live

Francesca Corrias, voce

Roberto Cipelli, pianoforte

Attilio Zanchi, contrabbasso

 

 

 

Costumi

Les Andronettes

 

Luci

Barbara Caliendo, Emanuele Luzzeri


Assistente

Anna Garufi

1/12

«C'è un rapporto tra il mondo e lo spazio dell'isola che diventa la propria stanza che una donna sa per certo essere la sua appartenenza e che senza bisogno di desiderio di esplorazione e controllo, misurazione o dominio, porta letteralmente al cuore».

Adriana Cavarero

 

 

Produzione del WAM Festival Mozart Rovereto

 

Presentato il 14 Agosto 2015 al 

Teatro Zandonai di Rovereto