nonostante ulisse (2004)

Lavoro il filo
per la necessità di abitare il mio corpo
in un punto interiore
da cui tessere un ordine preciso: espressione organica
poema camminabile
trappola per chi non sa leggere l'origine e l'orizzonte del segno.

Anna Maria Farabbi

Progetto e Coreografie
Monica Farnè


Danza
Giorgio Coppiardi, Vanessa Corazza, Marta Ferrari, Anna Lazzarini, Marti- na Rossetti, Anna Savi


Musica
Claudio Monteverdi, Igor Stravinsky, Alva Noto



Costumi
Viper

Rileggere l’opera monteverdiana “Il ritorno di Ulisse in patria” e individuare una chiave interpretativa interes- sante e funzionale alla sua traduzione in segno coreogra- fico, ha significato attuare un duplice rivolgimento pro- spettico. Da un lato, portare al centro la figura di Penelo- pe e lasciare sullo sfondo quella di Ulisse, talmente sullo sfondo da fargli perdere i tratti della sua individualità per renderlo nome e simbolo del maschile; dall’altro tentare una rilettura in cui la figura di Penelope potesse essere riconosciuta in tutta la sua pregnanza e allusività.
Questa torsione simbolica è mutuata dall’interpretazione o meglio dal gioco di interpretazioni che della vicenda offre la filosofa Adriana Cavarero.
Penelope, nella stanza del telaio, tesse e disfa la trama della sua tela: il notturno disfare ciò che di giorno tesse è uno stratagemma per non consegnarsi ai Proci. Penelope, dunque, nella letteratura e nel mito è figura dell’attesa e della fedeltà, moglie che custodisce la casa e il regno fino al ritorno dell’eroe, suo sposo. Ma proprio la stanza del telaio offre nuove insospettate possibilità di lettura. Penelope disfando di notte ciò che ha tessuto di giorno, si sottrae non solo al matrimonio col capo degli invasori, ma al ruolo, al tempo e allo spazio che l’ordine simbolico patriarcale ritaglia alla moglie dell’eroe.
La stanza del telaio diviene il luogo simbolico in cui Penelope ferma il tempo e ricostruisce la sua esistenza, il luogo separato dove ella si appartiene. Al suo ritorno, Penelope non riconoscerà Ulisse: “Dubita, sospetta, chiede prove. Forse, allora, non vuole.”, perchè sa che nel momento in cui riconoscerà il marito, la sua piccola storia avrà fine. La stanza in cui Penelope ricostruisce il proprio tempo le consente un appartenersi assoluto che viene prima di tutto e rende possibile il fare altre cose a partire da lì.
E in questa stanza ho voluto pensare anche la mia Pene- lope. Lasciata la riva dalla quale scrutava il mare in atte- sa del suo sposo, Penelope ormai non è più né regina né sposa, e invoca invano il ritorno di Ulisse, con le parole "del tuo tornar perdesti il giorno".
Chiusa nella stanza del telaio, costruisce uno spazio speciale e nuovo dove condivide gesti e tempo con le al- tre donne, uno spazio esclusivo femminile in cui non c'è più posto né per il ricordo né per la nostalgia di Ulisse.
In questa stanza Penelope abbandona la tessitura, come mansione che le era stata imposta, e si dedica a tessere con le altre una nuova trama. Questo gioco di intrecci e di nodi che si fanno e si disfano dà luogo a uno spazio
nuovo per sé: lo spazio interiore. E quando dalla stanza Penelope uscirà, nemmeno il suo sposo potrà trattenerla perché quella stanza è un'altra stanza, quella in cui Pe- nelope, "nonostante Ulisse" ha saputo dare un significato nuovo alla propria esistenza; e se lo spazio, i confini, i limiti cambiano, si modificano, forse non sarà così neces- sario oltrepassarli. Se la nuova “tessitura” ha permesso l’apertura, la dilatazione dello spazio di Penelope, anche il tempo porterà i segni di questo cambiamento, tanto che Penelope in questa stessa estenuante attesa riuscirà a reinventarsi uno spazio, un tempo, un ruolo, e forse an- che una storia propri. Come canta Penelope nel primo atto dell'opera monteverdiana, "Tutto torna"-in senso co- smico-tranne Ulisse. E anche se quel giorno, quello del ritorno dell’eroe, verrà forse Penelope potrebbe non es- sere più sulla riva del mare ad attenderlo.
Nel lavoro sono presenti brani tratti dall'opera montever- diana “Il ritorno di Ulisse in patria”. Il "recitarcantando" è stato affrontato utilizzando un segno "contemporaneo", con una speciale attenzione alla scansione ritmica della parola: il libretto ha rivelato un sistema poetico accatti- vante e i due brani estratti dall'opera si sono prestati alla rilettura per la loro forte valenza narrativa. Di Monteverdi ho utilizzato anche l'unico brano dell'opera scritto per la danza. Alla musica di Monteverdi ho affiancato quella di Igor Stravinsky (Concerto per Violino in Re-Aria II e Con- certo in Re per orchestra d'archi-Andantino) e di Alva No- to: il primo autore del ‘900 che ben rappresenta le inquie- tudini e le contraddizioni del nostro tempo, e l'altro, auto- re di musica elettronica che ho utilizzato nei momenti in cui Ulisse e Penelope si confrontano, momenti in cui la danza necessita di una scrittura musicale più aperta. L'allestimento scenico è basato sull'utilizzo di semplici oggetti simbolici che si spostano nello spazio insieme ai danzatori, con lo scopo di delimitare e contrassegnare i cambiamenti dello spazio in cui Penelope si muove e at- tua la propria trasformazione.

1/7