progetto d. stanze (2003)​

Stanza 1-Lʼisola
Sentii dire che nell’acqua era una pietra
ed un cerchio
e sopra l’acqua una parola che disponeva il cerchio intorno alla pietra
Sentii dire quella parola...

Progetto e Coreografie
Monica Farnè

Danza
Elisa Zucchetti, Marian Serbanescu


Musica
Alfred Schnittke, Mira Calix, J.S. Bach


Manipolazione Suoni
Gilberto Girardi


Supervisione e Supporto Tecnico
Emanuele Luzzeri


Testi di

Paul Celan, Stefan Monhardt, Wislawa Szymborska

Il progetto D.STANZE -Tre stanze per Arianna é stato prodotto nel 2003 dal Festival Milanese “Danae-percorsi, tracce, segnali del nuovo teatro al femminile-V edizione” che mi ha commissionato un lavoro sul tema del labirinto. Il lavoro é stato pensato come una istallazione che si doveva sviluppare in 3 stanze di Palazzo Bagatti Valsecchi a Milano, con l’intento di creare un “evento al confine tra danza, performance e installazione. Un itinerario labirintico tra le antiche stanze di un nobile palazzo alla scoperta di femminilità in movimento, dodecafonia di corpi in precario equilibrio, figure di donne come frammenti di luce.”
Al Festival Danae é stata presentata solo la prima stanza, “L’isola”.
La seconda stanza, che ha per titolo “Il Labirinto”, é stata presentata al Festival “Lavori in Pelle” di Alfonsine (Ravenna) nel Luglio dello stesso anno.
D.Stanze è un viaggio a ritroso attraverso i tre luoghi che hanno segnato il mito di Arianna: due sono reali e appartengono al vissuto e al narrato, uno è astratto, legato al desiderio, alla vita immaginata.
Questo viaggio ha il senso del viaggio circolare, il luogo d'arrivo in realtà potrebbe essere quello di partenza, se Arianna avesse potuto ascoltare e seguire i propri desideri...ma di questo il mito non parla.
Arianna è tre donne: quella di Teseo, quella di Dionisio, e quella immaginata, sognata, voluta e mai realizzata. Arianna è in tre luoghi e percorre tre viaggi: arriva sull'isola di Nasso e viene abbandonata, è nel labirinto, il luogo dell'infanzia, dell'incontro con l'uomo che ama, il luogo che conosce in cui si sente protetta ma che decide co- munque di abbandonare, ed infine è nel suo spazio interiore, quello profondo e intimo dell'io.
Ogni scena corrisponde a un luogo, corrisponde a un incontro, corrisponde a un uomo che entra nella vita della donna.
Ogni incontro avviene in una stanza.
Tutto il lavoro ruota attorno alle figure simboliche del mito: la forma circolare dell'isola e della corona, che danno il senso della ciclicità al racconto. La figura maschile si rinnova nella forma ma non nel comportamento, quello dell'abbandono.

​Stanza 2-Il Labirinto
Non cesseremo di esplorare. E alla fine dell’esplorazione Saremo al punto di partenza. Sapremo il luogo per la prima volta.
T.S. ELIOT-Quattro Quartetti


Progetto e Coreografie
Monica Farnè


Danza
Anna Savi, Elisa Zucchetti


Musica
Emanuel Dimas De Melo Pimenta

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